Interpretare correttamente la norma UNI 11425

Si conclude oggi a Torino la due giorni dedicata al IX° Congresso Nazionale della Società Italiana dell’Architettura e dell’Ingegneria per la Sanità (SIAIS).

Nell’ambito della manifestazione è da segnalare il Workshop dedicato alla qualità dell’aria nei blocchi operatori, sponsorizzato da SagiCofim.

Il titolo del Workshop vuole mettere in evidenzia il problema e proporre la soluzione: L’Italia ha il triste primato nelle infezioni nosocomiali? La qualità dell’aria nel blocco operatorio è una delle principali cause? LE SALE OPERATORIE ISO 5 OPERATIONAL.

Secondo le ultime statistiche in Italia ogni anno negli ospedali si verificano 7.800 casi di decessi per infezioni, pari al doppio delle morti legate agli incidenti stradali. I blocchi operatori, che dovrebbero essere gli ambienti ospedalieri ove deve essere garantito il controllo più accurato della sterilità ambientale, purtroppo costituiscono invece la seconda causa di tali infezioni, anche e soprattutto a causa della vetustà o non adeguatezza degli impianti VCCC (Ventilazione e Condizionamento a Contaminazione Controllata).

La presentazione dell’ing. Luca Stefanutti ha messo in evidenza i contenuti della norma UNI 11425 emanata nel 2011, ma purtroppo molto spesso applicata poco e male.

Il sistema VCCC riveste un ruolo decisivo nel creare e mantenere il necessario livello di asetticità sul tavolo operatorio, ove si trova la più alta concentrazione di batteri e contaminanti prodotti dall’equipe medica durante l’intervento. A tale scopo è necessario non solo prevedere una filtrazione assoluta dell’aria immessa ma anche garantire che essa abbia un’adeguata velocità sul letto operatorio in modo da assicurare l’asportazione dei batteri presenti. Al contempo è fondamentale mantenere adeguate condizioni di benessere per l’equipe chirurgica in termini di temperatura e velocità dell’aria.

A differenza del D.P. R. 14 gennaio 1997 «Decreto Bindi», che in materia di qualità dell’aria prescrive unicamente il numero minimo di ricambi orari (15 vol/h) e l’efficienza di filtrazione (H12), la norma UNI 11425, emanata nel Settembre 2011, prende in considerazione tutti i parametri fondamentali per garantire il comfort e la sterilità ambientale, quali il livello di contaminazione ambientale richiesto in base al tipo di sala operatoria e al periodo d’uso e i metodi di misura della contaminazione ambientale.

La norma definisce la sala operatoria come un ambiente di processo, pertanto prevale la condizione di salvaguardia del paziente e degli operatori.

Per garantire la riduzione delle infezioni nosocomiali nelle sale è necessario allontanare in modo affidabile gli inquinanti emessi dall’attività umana mediante un adeguato flussaggio della zona critica del tavolo operatorio. A tale scopo è da considerare che la norma prevede che la portata aggiuntiva, necessaria per assicurare una efficace ventilazione, possa essere di ricircolo «a condizione che l’aria ricircolata provenga dalla stessa sala o da ambienti con essa strettamente connessi”. Data la necessità di adottare elevate portate d’aria, l’uso del ricircolo è ovviamente fondamentale per il contenimento dei consumi energetici per il trattamento.

La norma prevede inoltre, in funzione della tipologia di interventi svolti, una classificazione delle sale operatorie e dei relativi livelli richiesti di sterilità, per definire i quali si deve fare riferimento alla norma UNI EN ISO 14644-1 che definisce 3 classi in funzione del numero massimo consentito di particelle totali aventi dimensioni di 0,5 µm per m³ di aria: ISO 5, ISO 7 e ISO 8.

Le sale sono quindi classificate in 3 categorie: ISO 5 per interventi specialistici molto complessi e ad alto rischio, ISO 7 per interventi senza impianto di materiali ma che richiedono un’elevata protezione, ISO 8 per interventi di minore importanza.

Un aspetto di fondamentale importanza, che determina la scelta della tipologia di sistema di diffusione dell’aria, è costituito dalla prescrizione di verificare il livello di sterilità in condizioni simulate di funzionamento operativo, ovvero con le apparecchiature di sala e i sistemi di illuminazione in funzione e in posizione coerente con l’utilizzo reale, con il numero di persone previsto a progetto e con la chiusura di porte e vani di passaggio verso locali adiacenti.

Per le sale operatorie di chirurgia pulita in classe ISO 5 e ISO 7 la distribuzione dell’aria deve avvenire senza miscelazione, quindi a bassa turbolenza e con flussi unidirezionali che richiedono una circolazione di notevoli portate d’aria, superiori a 50 vol/h.

La tecnica di distribuzione dell’aria in grado di realizzare un flusso unidirezionale è costituita dai sistemi con plafoni filtranti, composti da una struttura a quadrotti dotati di filtri assoluti H14.

Il plafone può essere realizzato in varie dimensioni per adattarsi alle esigenze della sala e garantire la copertura del nucleo asettico sopra il tavolo operatorio. Affinché il tavolo venga raggiunto soltanto dal flusso d’aria sterile preveniente dal plafone, senza essere contaminato dall’aria ambiente, sono state sperimentate varie soluzioni di confinamento, sia di tipo fisico mediante l’impiego sul perimetro del plafone di cortine di cristalli, sia di tipo dinamico con lame d’aria realizzate utilizzando diffusori lineari oppure a ugelli. Queste soluzioni presentano tuttavia controindicazioni dal punto di vista pratico e di benessere per l’equipe chirurgica.

La soluzione ottimale è costituita dai plafoni con flusso d’aria unidirezionale a velocità differenziate, decrescenti dal centro verso la periferia della sala, grazie all’impiego di filtri HEPA dotati di prestazioni differenti in base alla loro posizione nel plafone.

Il sistema assicura un lavaggio continuo ed efficace della zona critica, in assenza di barriere fisiche o d’aria per la guida del flusso e di correnti d’aria fredda che possano arrecare disagio all’equipe chirurgica. L’aria viene ripresa dall’ambiente attraverso griglie ubicate a parete in due posizioni, vicino al pavimento e nella parte alta.

Per garantire gli elevati volumi d’aria richiesti in sala dal plafone, la soluzione impiantistica ottimale consiste nell’impiego di un’unità centralizzata destinata al trattamento della sola aria di ricambio e di unità locali a tutto ricircolo dotate di filtro in classe ISO ePM1 90%, installate direttamente nel controsoffitto della sala oppure integrate nel sistema di diffusione a soffitto.

Questa soluzione consente un controllo indipendente delle condizioni in ogni sala, la massima flessibilità di funzionamento ed elimina l’ingombro in pianta.

A dimostrazione dei risultati conseguibili con questa soluzione nel corso del Workshop è stato presentato il caso di studio del blocco operatorio per l’Ospedale San Martino di Genova. Se non eravate fra i partecipanti del Workshop di Torino, potrete leggere di questo case history nei prossimi numeri di OnAir.

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