Dalla EN 779 alla ISO 16890: aria di rivoluzione nella filtrazione

Dalla EN 779 alla ISO 16890: aria di rivoluzione nella filtrazione

 A luglio è ufficialmente entrata in vigore la ISO 16890 – Filtri d’aria per ventilazione generale – la nuova normativa mondiale che, come indicato già nel nome, si occupa della classificazione dei filtri d’aria per la ventilazione generale.

La ISO 16890 sostituisce di fatto la precedente normativa EN 779 restando quindi l’unico standard internazionale in vigore. La norma nasce con lo scopo di fornire un valido aiuto nella selezione ingegneristica del sistema di filtrazione dell’aria in funzione della qualità dell’aria esterna, garantendo quindi una maggiore attenzione all’aria che si respira all’interno degli ambienti.

E’ quindi chiaro, fin da subito, il preciso intento, da parte delle autorità competenti, di cavalcare il tema “caldo” della scarsa qualità dell’aria esterna e della relativa preoccupazione dei cittadini, ponendo però l’attenzione anche e soprattutto, alla qualità dell’aria interna, la cosiddetta Indoor Air Quality, di cui ancora poco si parla, ma che necessita ugualmente di un accurato controllo.

Infatti la maggior parte delle nostre attività si svolge in ambienti confinati: è proprio lì che noi trascorriamo l’80-90% della nostra giornata. Molto spesso, però, non ci rendiamo conto che al chiuso la qualità dell’aria è spesso peggiore di quella che si trova all’esterno.

E’ convinzione comune che vivendo in un ambiente chiuso (casa, scuola o ufficio), si respiri un’aria pulita e salutare. Ciò non è affatto vero, perché se non si ha un buon impianto di filtrazione, l’aria che si respira all’esterno la si ritrova anche all’interno. Con l’aggravante che al chiuso sono presenti anche altre forme di contaminazione, tipo stampanti o fotocopiatrici negli uffici o i prodotti per la pulizia nelle case, che rendono l’aria più nociva di quella presente al di fuori delle zone confinate.

Ecco quindi l’esigenza di migliorare le condizioni di vita umana, motivo principale che ha portato allo studio e all’elaborazione della ISO 16890.

Per garantire ciò, la nuova norma ha rivoluzionato totalmente i criteri di classificazione dei filtri rispetto al passato: se infatti prima si valutava l’aria esclusivamente su particelle con diametro aerodinamico pari a 0,4 μm, con la ISO 16890 i filtri vengono invece classificati in base alla loro capacità di rimuovere le polveri fini, indicate generalmente come PM10 e PM2,5, spingendosi oltre ed arrivando a rimuovere anche un’elevata percentuale delle polveri più fini e dannose per la salute umana, ovvero quelle conosciute come PM1.

Nella nuova norma ISO 16890 sono previsti 4 gruppi di classificazione espressi in termini di ePMx, in base alla loro capacità di trattenere le varie granulometrie del particolato aerodisperso PM10, PM2,5 e PM1.

In sostanza, per essere classificato secondo un certo gruppo ePM, il filtro deve essere in grado di catturare almeno il 50% delle particelle con la granulometria tipica della classe di riferimento, considerando non solo l’efficienza iniziale, ma anche l’efficienza minima del filtro scaricato elettrostaticamente, classificandolo poi in base al valore medio delle due efficienze.

L’impegno per una migliore gestione dell’Indoor Air Quality è testimoniato anche dall’utilizzo del PM1 come parametro di classificazione.

Ma cosa cambierà nella pratica per progettisti e utilizzatori?

Il progettista sarà finalmente in grado di selezionare da solo il treno filtrante in funzione della qualità dell’aria esterna, ossia della reale contaminazione del luogo e del livello di PMx, ottenendo di conseguenza un preciso parametro di progetto per l’aria interna, anche grazie al supporto di valori di concentrazione di PMx elaborati dagli enti di monitoraggio ufficiali e locali, qualora non si abbiano valori di PMx misurati in loco.

L’utilizzatore potrà associare più facilmente l’efficienza di filtrazione con le reali capacità del filtro di abbattere il particolato atmosferico, mettendosi quindi nelle condizioni di scegliere più agevolmente il giusto tipo di filtro in base all’applicazione da svolgere, migliorando la qualità dell’aria degli ambienti (IAQ) e di conseguenza anche la salute delle persone.

Siccome riteniamo che ci sia ancora un po’ di confusione su come interpretare al meglio la nuova normativa (soprattutto tra coloro che la dovranno utilizzare) vi consigliamo di restare in diretta con noi e di non perdere i prossimi numeri di On-Air, nei quali approfondiremo l’argomento relativo alla ISO 16890, in particolare su come calcolare un sistema di filtrazione secondo il nuovo standard in funzione della qualità dell’aria esterna e della IAQ richiesta.

 
Giovanni Campi
B.U. Filtration Manager

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