Elogio della semplicità

In vista della prossima ripresa delle attività, con il ritorno delle persone all’interno degli spazi confinati (uffici ma non solo), proprietari e gestori sono alla ricerca di soluzioni per rendere più sicuri gli ambienti dal rischio di infezioni.
Oltre alle misure di distanziamento, alle barriere fisiche e all’uso di guanti e mascherine, uno degli strumenti di prevenzione più gettonati delle ultime settimane è stato quello della sanificazione, non solo degli ambienti ma anche degli impianti e in particolare dei terminali, filtri compresi.
Purtroppo però, come ben sappiamo, per essere davvero efficaci su un eventuale virus presente nell’aria ambiente, le operazioni di pulizia e disinfezione dovrebbero essere effettuate in continuo. A che cosa serve sanificare un fan-coil una volta alla settimana?
E che dire del proliferare di proposte di apparecchiature di depurazione dell’aria, come filtri elettronici, ionizzatori, ozonizzatori, lampade UV, ecc.? Nessun costruttore è stato ancora in grado di dimostrare che siano efficaci sul Covid-19, eppure molti si fanno abbagliare dalla pubblicità ingannevole.
Tutto ciò accade perché in una situazione di emergenza tende sempre a prevalere l’effetto emotivo, che spesso porta a prendere decisioni dettate dal panico. E a buttar al vento un sacco di soldi. Senza contare che in molti casi le sostanze utilizzate per la sanificazione (o i sottoprodotti come l’ozono) sono dannosi per la salute, per l’ambiente e, nel caso di musei e gallerie, per le opere d’arte.
Cerchiamo allora, per un attimo, di essere più razionali. Che cosa raccomandano tutte le linee guida per gestire il rischio attraverso l’utilizzo degli impianti di ventilazione e climatizzazione? Di puntare sul regolare e frequente ricambio negli ambienti interni, immettendo più aria esterna possibile, adeguatamente filtrata, ed eliminando il ricircolo (quando presente).
Principio giusto, che però si basa sulle effettive “condizioni di salute” dei nostri impianti HVAC alle quali affidiamo la qualità dell’aria indoor e quindi la nostra salute.
Se vogliamo che gli impianti svolgano davvero questa funzione, dobbiamo quindi porci alcune semplici domande. Siamo sicuri che la portata d’aria immessa in ambiente sia davvero quella di progetto? Quando è stata eseguita l’ultima sostituzione dei filtri su fan-coil e UTA?
Per prevenire il rischio di infezione da Covid-19, il migliore risultato, in termini di rapporto costo-benefici, si potrebbe ottenere con una soluzione di facile attuazione: una campagna di verifiche e controlli delle effettive prestazioni e condizioni degli impianti, da effettuarsi prima della nuova occupazione degli spazi.
Prendiamo ad esempio la griglia per la presa dell’aria esterna, che non di rado risulta otturata da sporcizia, polline o altro. Una bella pulizia consente di aumentare la portata dell’aria del 20-30%.
E di sicuro non guasta controllare la posizione delle serrande sui canali e sulle bocchette di immissione, come pure gli alloggiamenti dei filtri delle UTA, che spesso presentano fughe d’aria, senza dimenticare le bacinelle di raccolta della condensa o le apparecchiature di regolazione.
L’esperienza insegna che ogniqualvolta si decide di fare queste verifiche, si trova sempre qualcosa che non funziona e che costa molto poco sistemare.
L’operazione più importante resta però la misurazione delle portate dell’aria, un’attività che dovrebbe essere eseguita almeno una volta all’anno e che invece spesso non viene effettuata nemmeno in fase di collaudo. E che richiede soltanto un bravo tecnico con alle spalle qualche anno di pratica, in grado di interpretare i dati spesso instabili rilevati da un anemometro a filo caldo inserito in un canale.
Evidentemente aveva ragione il grande Johan Cruyff nel dire che “il calcio è semplice, ma è difficile giocare semplice”. Dobbiamo sempre ricordarci che, anche nel nostro settore, con le attività più semplici, troppo spesso trascurate, possiamo ottenere i più grandi risultati.

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