L’evoluzione della specie

Molte trasformazioni si verificano così lentamente che quasi non ce ne accorgiamo.

Per un lungo periodo, durato fino a pochi anni fa, il 90% degli impianti di climatizzazione realizzati nel nostro paese a servizio di edifici per uffici era del tipo a fan-coil e aria primaria, con una portata di ventilazione generalmente dimensionata sulla base dei valori minimi imposti dalla normativa, e quindi mai superiore a 2 vol/h, immessa in ambiente mediante le tradizionali bocchette a parete.  E per il controllo dell’umidità? Pacchi evaporanti, solitamente abbandonati dopo pochi anni per evitare i rischi legati alla Legionella.

Complice spesso un’installazione non a regola d’arte e, soprattutto, una cattiva gestione, la maggior parte di questi impianti (molti di quali sono tuttora in funzione) è diventata sinonimo di lamentele, assenteismo, malattie, causate da scarso ricambio d’aria, correnti d’aria fredda, stratificazione, rumore. Tutto il contrario, in pratica, di quello che dovrebbe essere l’obiettivo primario: il benessere e la salute delle persone.

Fortunatamente da qualche anno il vento è cambiato. Progettisti e committenti hanno infatti scoperto che esistono soluzioni molto più performanti che stanno conquistando, piano piano, sempre più consensi. Stiamo parlando di impianti a travi fredde, soffitti radianti, vele ibride e i sistemi ad attivazione della massa ad aria, mentre per la diffusione dell’aria sono diventati ormai uno standard i modelli ad alta induzione e a dislocamento.

Che cosa ha determinato questa “evoluzione della specie”? Una somma di fattori diversi.

In primo luogo è stato senza dubbio utile l’esempio proveniente dai paesi del Nord Europa, per tradizione più evoluti del nostro in materia di IAQ. Inoltre è stata decisiva l’azione dei protocolli di certificazione ambientale, come LEED e BREEAM, che hanno imposto una seria valutazione di criteri quali efficienza energetica e qualità dell’aria.

Il futuro è rappresentato dal protocollo WELL, incentrato proprio sul benessere e la salute e che, a questo scopo, premia in modo specifico l’impiego di soluzioni come la diffusione a dislocamento e i sistemi radianti.

A questi protocolli va quindi riconosciuto il merito di aver cambiato la mentalità anche dei committenti e progettisti più conservatori, ai quali, una volta sperimentato sul campo il benessere garantito da queste soluzioni, non è restato che ammettere la differenza rispetto a quanto era stato realizzato nel passato.

SagiCofim può vantarsi di aver fornito un importante contributo a questa trasformazione del mercato proponendo per prima le soluzioni innovative che sono adottate nei progetti che hanno già ottenuto la certificazione di sostenibilità. Soltanto a Milano è sufficiente citare nomi quali Cascina Triulza, Gioia 22, le torri Allianz e PWC di Citylife, il Corner, la sede EY di Via Meravigli.

Ma già si guarda al prossimo futuro: entro l’anno saranno completati i nuovi edifici in fase di costruzione presso il Politecnico di Milano nati da un concept di Renzo Piano e basati su un progetto basato su travi fredde a vista e sviluppato interamente in BIM.

Ormai la “specie” degli impianti si è definitivamente evoluta.

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