Infettivi e immunodepressi: unicuique suum

L’espressione latina significa “a ciascuno sia dato ciò che gli è dovuto” e calza alla perfezione per un aspetto progettuale molto importante nell’ambito dell’impiantistica a servizio degli ospedali.

Tra i reparti più critici vi sono quelli destinati agli infettivi e agli immunodepressi. Nei primi è fondamentale evitare che l’infezione venga propagata al di fuori delle camere di degenza che, a tale scopo, vengono mantenute a una pressione negativa rispetto ai corridoi. Nelle camere destinati agli immunodepressi avviene esattamente il contrario, ovvero è necessario evitare infiltrazioni di aria non trattata dai corridoi verso la camera, che quindi viene mantenuta a una pressione positiva.

Fin qui tutto chiaro, il problema nasce quando il progetto dei reparti e dei relativi impianti viene impostato prevedendo degenze per malati infettivi utilizzabili anche per malati immunodepressi, “semplicemente” modificando i valori delle portate d’aria immessa ed estratta in modo da passare da una condizione di depressione ad una di sovrapressione (e viceversa).

Da dove nasce l’equivoco che ha portato (e tuttora porta) a questa scelta e quali sono i rischi che si corrono?

Nel documento emanato nel 2013 dal Ministero della Salute “Prevenzione della tubercolosi negli operatori sanitari e soggetti ad essi equiparati” al paragrafo 2.3 “Misure di isolamento” si afferma che “per le strutture che ricoverano abitualmente pazienti con TB, si raccomandano camere di isolamento respiratorio a pressione negativa in numero adeguato, in particolare per pazienti con TB-MDR sospetta o accertata e per pazienti con TB respiratoria in reparti nei quali siano ordinariamente presenti pazienti gravemente immunocompromessi”.

Ciò ha portato qualcuno a pensare che una degenza adibita a pazienti immunodepressi possa essere idonea o sicura anche per malati infettivi.

A che cosa si può fare riferimento per contrastare questa idea? È sufficiente consultare l’ASHRAE Handbook Applications, che nel capitolo dedicato agli ospedali afferma che “le camere d’isolamento commutabili (camere che possono essere impostate per funzionare con pressione positiva o negativa) sono state installate in molte strutture. CDC (2005) e FGI (2010) hanno rispettivamente consigliato di evitarne l’uso e vietato questo approccio. Le due problematiche per questo approccio sono: 1) la difficoltà di garantire nel tempo la funzionalità delle serrande meccaniche e della relativa regolazione, necessaria per controllare in modo accurato le pressioni richieste; 2) il falso senso di sicurezza che questa soluzione fornisce al personale medico che è portato a ritenere sufficiente la modifica del regime di pressione sottovalutando altre procedure di sanificazione”.

L’unica vera soluzione per evitare rischi di infezioni nosocomiali consiste quindi nel prevedere reparti separati per infettivi e ID, ovvero “a ciascuno il suo”.

Ciò non riduce l’importanza che rivestono aspetti quali il comportamento del personale e l’impiego di sistemi ad alta precisione e affidabilità sia per creare le condizioni di pressione (serrande e regolatori) sia per monitorare in continuo i parametri microclimatici.

Una volta stabiliti questi principi basilari non resta che adottare per ogni reparto le migliori soluzioni per quanto riguarda il trattamento dell’aria e la sua diffusione negli ambienti.

Per il trattamento dell’aria a servizio di degenze per ID è possibile adottare una sola UTA per tutto il reparto, tuttavia è indubbio che la soluzione ottimale consista nel prevedere unità dedicate per ogni camera. Particolare cura deve essere inoltre prestata alla scelta dei vari componenti della UTA. Utilizzando ventilatori plug-fan con motori EC è ad esempio possibile garantire risparmio energetico, controllo della portata e facilità di ispezione e pulizia. Per la diffusione dell’aria si è invece rivelato molto efficace l’impiego di terminali installati a parete, una vera e propria “parete filtrante”, dotata di filtri assoluti che garantiscono un flusso unidirezionale in senso orizzontale che lambisce in primis il paziente in modo da evitare la contaminazione da parte del personale.

L’implementazione di queste soluzioni richiede una visione di insieme che deve basarsi su specifiche competenze nell’ambito sia della ventilazione sia della diffusione e filtrazione dell’aria.

Sagicofim ha sviluppato nel corso degli anni questo specifico know-how che viene messo a disposizione degli studi di progettazione.

Nelle prossime puntate illustreremo dei casi di studio reali di reparti ospedalieri dove queste soluzioni sono state adottate con successo adottando componenti sviluppati ad hoc da Sagicofim.

 

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