ISO 16890: novità, obiettivi e regolamentazioni per selezionare un sistema di filtrazione

Come già ricordato nello scorso numero di On-Air a luglio è entrata in vigore la ISO 16890, la nuova normativa mondiale per la classificazione dei filtri d’aria che sostituisce la precedente EN 779.

Quali sono le principali novità della ISO 16890 e che obiettivi si prefigge? Lo abbiamo chiesto a Giovanni Campi, Responsabile della Business Unit Filtri di Sagicofim.

Diciamo subito che in Sagicofim abbiamo accolto con piacere l’avvento della ISO 16890 perché, se bene applicata, contribuirà a salvaguardare meglio la nostra salute e l’ambiente che ci circonda. Quello della filtrazione è infatti un tema importantissimo che abbraccia tutti gli impianti di condizionamento dell’aria, siano essi pubblici o privati. Purtroppo però in Italia, ma non solo, ci sono ancora numerose tipologie di ambienti che non prevedono una legislazione o una normativa precisa a riguardo, come per esempio le scuole o le abitazioni private. La speranza è di arrivare anche lì, prima o poi.

Tornando alla ISO 16890, la novità più importante riguarda sicuramente i criteri di classificazione dei filtri, che dal primo luglio vengono codificati in base alla capacità di rimuovere le polveri fini, indicate generalmente come PM10, PM2,5 e PM1. Ciò rappresenta una piccola rivoluzione nel settore della filtrazione e interessa tutti coloro che sono incaricati di dimensionare il corretto treno filtrante: se con la vecchia normativa era abitudine scegliere filtri di efficienza F7 e/o F9, oggi, con la ISO 16890, gli ingegneri hanno finalmente la possibilità di dimensionare un sistema di filtrazione in base alle sue reali applicazioni.

Ed è a questo punto che interviene il lavoro di consulenza di Sagicofim.

Esatto. Sagicofim si propone come il partner ideale, per fornire, sia ai progettisti sia agli utenti finali un supporto nella scelta dei prodotti, per adeguarsi perfettamente alla nuova normativa, ottenendo così la corretta qualità dell’aria da immettere negli ambienti.

Quali possono essere gli effetti sul processo di selezione di un treno filtrante previsti dalla ISO 16890?

Questa norma, grazie alla nuova classificazione, permette una maggior corrispondenza tra i valori di qualità dell’aria richiesta in ambiente e l’esatto grado di efficienza del treno di filtrazione necessario per ottenerla.

La qualità dell’aria da immettere (SUP) e quella esterna (ODA), vengono definite dalla norma ISO 16798-3 che fornisce una tabella di massima in cui sono indicati i filtri corretti da utilizzare, con la classe di efficienza minima raccomandata per i vari stadi di filtrazione, (attualmente secondo la EN 779, che saranno aggiornati secondo la ISO 16890).

A cosa serve conoscere l’efficienza sul PM1, se la concentrazione di queste polveri nell’aria esterna non si trova da nessuna parte?

Le particelle di granulometria più piccola come quelle PM1 o inferiori sono ritenute dall’Organizzazione Mondiale della Sanità quelle più pericolose per la salute umana, in quanto possono raggiungere direttamente gli alveoli polmonari e causare malattie molto gravi.

Quindi anche se attualmente non vengono monitorate dalla maggior parte delle centraline distribuite su tutto il territorio italiano, è auspicabile per il futuro che si presti sempre maggiore attenzione alla loro presenza e alla loro conseguente rimozione

Sarà possibile una conversione diretta dalle classi della EN 779 a quelle della ISO 16890?

Ad oggi non esiste alcuno strumento ufficiale che permetta di convertire la classificazione secondo UNI-EN 779 in quella secondo UNI-EN-ISO 16890-1.

A tale scopo Sagicofim ha creato uno schema indicativo della corrispondenza tra le due norme.

Secondo lei come reagiranno le aziende all’arrivo della nuova normativa?

Le aziende si troveranno davanti a un bivio, potranno scegliere se mantenete lo status quo continuando ad utilizzare quanto impiegato abitualmente, oppure più correttamente dal 1° luglio potranno definire un preciso parametro di progetto per la qualità dell’aria di rinnovo (SUP), in funzione della qualità dell’aria esterna nel luogo di installazione (ODA), basandosi sui dati di concentrazione di PM elaborati dagli enti di monitoraggio ufficiali o rilevandoli con idonee strumentazioni.

Questo permetterà di ottenere una corretta IAQ, contribuendo ad una maggior salvaguardia della salute delle persone.

Attraverso l’ottimizzazione dei treni filtranti, si otterrà anche beneficio economico.

Ecco perché è consigliabile rivolgersi a strutture come la nostra, in grado di dimensionare correttamente i filtri, secondo questi nuovi parametri.

Come saranno espresse le efficienze?

La norma classifica i filtri in base alla loro capacità di trattenere il particolato atmosferico (PM), suddividendolo in funzione del diametro aerodinamico nelle classi PM10, PM2,5, PM1

Nella nuova norma ISO sono previste quindi 4 classi di efficienza.

L’efficienza di rimozione è espressa con il valore ePMx 

Per essere classificato secondo una certa classe ePM, il filtro deve essere in grado di catturare almeno il 50% delle particelle con la granulometria tipica della classe di riferimento, considerando NON SOLO l’efficienza minima iniziale, ma anche l’efficienza media del filtro.

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